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17 maggio 2012 | 12:10 - 13587 visitatori

Giovedì 12 Gennaio 2012 08:32

Processo Golem. "Così la mafia dell'olio calpestava la dignità del lavoratore"

Si è svolta ieri nell’aula "Paolo Borsellino" del Tribunale di Marsala una nuova udienza del  processo scaturito dall’operazione Golem 2, che vede tra gli imputati Matteo Messina Denaro e 13 suoi fiancheggiatori.  E’ stato ascoltato il testimone Nicola Clemenza, imprenditore, che di questo processo è parte civile.

Clemenza è un insegnante e imprenditore agricolo di Partanna e nel 2008 è stato il promotore e cofondatore assieme ad altri imprenditori del “Consorzio Tutela Valli Belicine”.  Ha ricordato per prima cosa l’episodio incendiario di cui è stato vittima.
Queste le sue parole:  “La mia auto, una Opel Astra SW nero lucida è stata completamente distrutta nella notte tra il 30 e il 31ottobre 2008. Intorno alle 1.30 di notte mi sono svegliato a causa di uno scoppio, e  affacciatomi con mia moglie, ho visto le fiamme che arrivavano all’altezza del primo piano della mia abitazione. Non potevo uscire di casa, perchè l’auto era esattamente davanti al portone e inoltre l’ingresso e le scale erano ormai avvolte dal fumo. Io stesso provai a buttare dell’acqua sul fuoco, ma non potevo fare molto, tentai lo stesso, nell’attesa che arrivassero i Vigili Del Fuoco,  che arrivarono con molto ritardo perché impegnati in altro incendio. Alla fine intervennero i Vigili di Mazara Del Vallo”.

Ha dovuto elencare i danni che ha subito la sua abitazione: dai mattoni divelti del prospetto  alle serrande, dal portone ai vetri delle finestre, dall’impianto elettrico  ai tubi dell’impianto idrico che si sono fusi. Danni – casa e auto - quantificati attorno ai 27.000 mila euro.

Clemenza: “Io sono insegnante e svolgo un’attività di imprenditore agricolo a titolo secondario.  Ho delle proprietà, degli uliveti. All’epoca avevo promosso la costituzione con altri amici produttori di un consorzio, e la stessa giornata dell’incendio della mia auto, avremmo dovuto fare il primo incontro per cercare di risollevare le sorti dell’agricoltura. Abbiamo pensato di riunire un po’ di aziende agricole che avevano come obiettivo la valorizzazione del prodotto e cercare di essere forti sia nella produzione che nella vendita. Siamo arrivati ad avere oltre 170 iscritti e all’epoca della costituzione eravamo una settantina”.  Sono parole che parlano del suo impegno per la categoria dei produttori, dei lavoratori onesti e per questi Clemenza aggiunge:  “andavamo a proporre il nostro prodotto, il nostro olio ad un prezzo di garanzia, il prezzo della dignità del lavoratore”.

Gli viene chiesto dagli avvocati della difesa se conosce uno degli imputati, Antonino Catania.  
Clemenza: “Conosco Catania Antonino da oltre 30 anni, come paesano  portavo la mia vettura nel suo autolavaggio. Non ho mai avuto contrasti con lui, né io né i miei familiari. Mi ha espresso la sua solidarietà, quando, dopo l’incendio andavo nel suo autolavaggio. Lo ricordo molto bene, perché gli regalai una bottiglia di vino che avevamo preparato con il marchio del nostro consorzio”.

Poi la stessa domanda gli viene rivolta per un altro imputato che sta nella gabbia dell’Aula Borsellino, Calogero Cangemi.
 Clemenza: “Conosco Cangemi Calogero e anche il figlio Tonino, sono i titolari di un caseificio. Con loro ci sono stati contatti e la loro azienda ha aderito al consorzio per la valorizzazione delle aziende. C’è stata una collaborazione e siamo stati insieme a Bruxelles per la promozione dei nostri prodotti. Con Tonino Cangemi abbiamo partecipato alla presentazione con dei buyer della comunità europea, ai quali proponevamo l’olio,  le olive e i prodotti caseari. Questo viaggio promozionale a Bruxelles è stato fatto dopo la nascita del consorzio.  Ma il rapporto all’interno del consorzio si  interruppe con l’operazione Golem 2.

 Poi Clemenza continua con il suo racconto. Con il ricordare che la sua serenità familiare - è sposato e ha una figlia che oggi ha 4 anni - è stata sconvolta dal giorno dell’attentato. Ma  allo stesso tempo non demorde e continua il suo impegno sociale avvicinandosi all’associazione Addio Pizzo. “Ho fatto solo qualcosa che ritengo il mio dovere di cittadino onesto”.

Nelle parole che chiudono la testimonianza del teste c’è molto rammarico quando parla della decisione di alcuni soci di lasciar il consorzio senza motivare la loro scelta. “In quei momenti capivo che c’era qualcosa che non andava, venivano a mancare le potenzialità umane e venivano meno anche gli obiettivi che ci eravamo prefissati  di raggiungere”. Ma traspare ancora più amarezza nelle parole del teste quando deve rispondere all’ultima domanda sugli attestati di solidarietà avuti dopo l’attentato: “non c’è stato nessun attestato di solidarietà, tranne che nella ristretta cerchia delle mie amicizie”.

Si chiude con questa frase laconica l’escussione del teste Clemenza. La prossima udienza del processo a Matteo Messina Denaro +13 è stata fissata il 30 gennaio  alle ore 9.00 e saranno ascoltati i testi: Lo Pane, Mannucci e Lo Piano.

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