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17 maggio 2012 | 12:15 - 13485 visitatori

Giovedì 02 Febbraio 2012 12:22

Processo Golem. "Riina capo dei capi. Messina Denaro il più autorevole"

Nuova udienza questa mattina al processo Golem. Previste le audizioni dei testi Maria Nuccio, Vita Bono e della Dott.ssa Susanna Contessini, consulente tecnico.

Davanti al Tribunale di Marsala sono imputati - oltre al boss latitante Matteo Messina Denaro - Maurizio Arimondi, Calogero Cangemi, Lorenzo Catalanotto, Tonino Catania, Giovanni Filardo, Leonardo Ippolito, Marco Manzo, Antonino Marotta, Nicolò Nicolosi, Vincenzo Panicola, Giovanni Risalvato, Filippo Sammartano e Giovanni Stallone. Tutti devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di società e valori, estorsione, danneggiamento e favoreggiamento personale. Nel corso dell’ultimo dibattimento, la testimonianza del Colonnello dei Carabinieri Jacopo Mannucci Benincasa - in servizio presso il Comando Generale dell’Arma e fino al 2009 a capo del Reparto Operativo di Palermo – ha fatto luce sull’operazione “Perseo” che ha avuto l’obiettivo di impedire la riorganizzazione della cupola di Cosa Nostra. Col. Mannucci: “ l’operazione che ho diretto è la naturale prosecuzione di un percorso che la Procura di Palermo aveva già iniziato. “Perseo” è la somma delle operazioni “Gotha”, “ Old Bridge” e per ultimo l’arresto di Bernardo Provenzano.

Tutte assieme ci hanno permesso di capire cosa esattamente stava avvenendo all’interno di Cosa Nostra”. L’indagine, incentrata sui mandamenti palermitani di Bagheria e Porta Nuova ha condotto in un garage di proprietà di Giuseppe Scaduto. In questo garage dove sono state piazzate delle microspie, le riunioni tra lo stesso Scaduto e i suoi fiancheggiatori Salvatore Adelfio e Giovanni Adelfio (padre e figlio), esponenti di primissimo piano di Villa Grazia, dimostravano come Cosa Nostra era fermamente intenzionata a ricostituire la commissione palermitana. Vi erano due fazioni una guidata da Benedetto e Sandro Capizzi, capi di Villa Grazia che volevano la riorganizzazione, l’altra era guidata da Gaetano Lo Presti, capo di Porta Nuova che si opponeva, in quanto voleva l’autorizzazione dal carcere da parte di Riina. In questo processo di riorganizzazione si inserisce la figura di Matteo Messina Denaro, che appoggia le scelte dei Capizzi e degli Adelfio, e dalle intercettazioni Giuseppe Scaduto racconta di più: “e da là che è partito tutto”, riferendosi all’imput dato dal boss castelvetranese.

Dalle carte emerge che fino al 2008 il capo dei capi è ancora Riina, ma l’autorevolezza di Messina Denaro, ormai riconosciuta dalla stragrande maggioranza dei 16 mandamenti palermitani, lo pone come figura in grado di inserirsi negli equilibri di Cosa Nostra tutta. Con le testimonianze del Colonnello della Guardia di Finanza Rocco Lo Pane e di Giuseppe Lo Piano, un operaio di Castelvetrano, si è fatta luce sulla vicenda che ha visto protagonista il Sign. Lo Piano, circa la vendita di una sua proprietà immobiliare a Francesco Guttadauro, nipote di Matteo Messina Denaro. Il colonnello Lo Pane, della Direzione investigativa antimafia di Trapani, ha accertato che l’unità immobiliare di proprietà del Guttadauro era stata acquisita tramite l’intermediazione dell’imputato Leonardo Ippolito. A quella proprietà dopo l’acquisto fu assegnata una concessione edilizia per modifiche strutturali. Lo Pane: “in seguito ai controlli effettuati ci accorgemmo che il tecnico che seguì i lavori per quell’abitazione era il tecnico di fiducia di Giuseppe Grigoli (il re dei supermercati).

Aveva fatto dei lavori per il Baglio Santa Teresa di Giuseppe Bonetto, marsalese imputato di mafia e per la signora Margherita Leone della Nuova Efebo Car Srl, società fallita che annovera tra i suoi soci figli e nipoti di Rosario Cascio già condannato definitivamente per associazione mafiosa”. Questa la testimonianza del Sign. Lo Piano: “ nel 2006 ho venduto per centodiecimila euro un immobile antico e fatiscente. La mi richiesta iniziale era di 120-115 mila euro. Portando l’auto nell’officina meccanica di Ippolito e parlando con lui di questo immobile che volevo vendere, lui mi disse: “non ci son problemi, te lo faccio vendere io. Dopo un paio di mesi mi chiama dicendomi di preparare le carte per la vendita. Fissa l’appuntamento dal Notaio Cagnemi di Castelvetrano e così lo vendo, conoscendo solo il giorno della vendita il sig. Francesco Guttadauro. Da allora non l’ho più visto, non saprei riconoscerlo se lo vedessi. Fui pagato con quattro assegni circolari”. E’ sta fissata per il prossimo 17 Febbraio un' udienza in trasferta a Roma. In aula bunker sarà ascoltato il collaboratore di giustizia Calogero Rizzuto.
 

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