09 febbraio 2010
10:45 11420 visitatori

"'Dico tutta la verità 
  e non collaboro più
"
Massimo Ciancimino

Peppe Gandolfo interviene su primarie, assemblea e forum nel Pd

smaller text tool iconmedium text tool iconlarger text tool icon

Lo scrivente, dopo avere coordinato l'associazione “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie” in provincia di Trapani, dal mese di febbraio 2003 al mese di maggio 2008, ha maturato l'idea di candidarsi nelle file del Partito Democratico alle recenti provinciali del giugno 2008 ottenendo 1.151 consensi.
Crede fortemente nel Partito Democratico, in un momento di grave crisi della politica, che tende ad essere sempre più una professione nel senso weberiano, lontana dai bisogni delle persone, sempre più verticistica ed espropriante.
La sovranità è ridotta ad una finzione. La politica non può essere più un privilegio o un lusso per pochi, non può essere un luogo per fare carriera, ma richiede il contributo di tutti, è un diritto-dovere di tutti.
I partiti sono stati e sono certamente un pilastro fondamentale della democrazia, ma devono rinnovarsi profondamente e sono comunque solo una faccia della democrazia.
Essi si devono confrontare con le diverse espressioni della convivenza sociale. (Art.1, 2: i diritti inviolabili in tutte le formazioni sociali, 18: diritto di associazione e 49: diritto di associazione in partiti).
Il rimedio allo svuotamento della democrazia è l’esercizio della cittadinanza da parte di moltitudini di persone, costruire una democrazia dal basso.
La politica è la più nobile delle attività umane.
La società civile è cresciuta molto negli ultimi due decenni. Sorgono continuamente movimenti, associazioni, gruppi, che esprimono una domanda di partecipazione anche in Italia.
La nuova sinistra non può essere concepita come una semplice operazione cosmetica di fusione e di sommatoria dei partiti esistenti, ma attraverso un rinnova¬mento di idee, obiettivi, programmi o modi gestire il potere e una pratica sociale che ricrei le condizioni dell'unità nelle lotte e nei luoghi dell'esproprio della partecipazione.
Il momento fondante della nostra azione, a mio parere, deve essere questo tentativo di politicizza¬zione della società civile, di diffusione della politica in tutte le pieghe della società. Sensibilizzare e attivare la società civile significa potenziare la partecipazione dei cittadini e avviare una rifondazione della politica.
La premessa è la necessità di costruire una coscienza ed una consapevolezza collettiva sociale e politica, come premessa fondamentale della democratizzazione della società.
Ciò significa essere presenti in ogni ambito sociale, culturale e politico con assunzione di compiti di opposizione, di proposta e di controllo nella vita sociale del Paese, ossia il valore della pratica sociale di massa come risposta alla crisi dei canali di partecipazione politica.
La pratica sociale è, infatti, il nucleo fondante e primario della politica, in quanto significa portare la politica alle persone.
La pratica sociale come nuovo modo di fare politica, cioè andando all’origine dei rapporti sociali, dove nascono i problemi, i bisogni e si devono trovare le risposte e le soluzioni.
L’interlocutore fondamentale deve essere la società che non partecipa, superando il mandato permanente.
Attraverso la pratica sociale, si determina una politicizzazione della società civile, che non partecipa, che non lotta e che subisce, facendo leva sui bisogni espressi e inespressi, nei luoghi e in tutte le sedi e occasioni di rapporto sociale, per riportare la politica nei luoghi propri, dai quali, è scomparsa, laddove si deter¬minano lo sfruttamento, la repressione individuale e socia¬le, la persuasione occulta. Dunque, una politica nuova, ra-dicata nei quartieri, nelle città, diventa il luogo privilegiato dell'agire politico.
Ciò comporta anche la necessità di un controllo più diretto delle amministrazioni locali, di una mobilita¬zione per la gestione democratica del suolo urbano e dei trasporti, della scuola, dell'organizzazione sanitaria e pre¬videnziale; di un'organizzazione dal basso per la conquista di determinati diritti civili.
Significa operare per la costruzione di uno Stato diverso, più vicino ai cittadini e in gra¬do di fornire risposte adeguate ai bisogni di questi.
A livello locale, la vicinanza alle istituzioni dove si prendono le decisioni e la più diretta conoscenza dei problemi, consentono una partecipazione più consapevole e diretta.
Per avviare un processo di cambiamento, per risolvere i problemi di una comunità, occorre ascoltare e coinvolgere moltitudini di persone, recuperare le energie, le idee, le competenze e la creatività di tanti, perché quando le persone sentono di potere avere un peso nelle decisioni, si sentono più coinvolte, escono dall’apatia; si crea fiducia e speranza nel futuro, la democrazia si vivifica.
Se non c’è partecipazione spesso è perché non c’è conoscenza dei problemi. Ma è anche vero il contrario. Se non si partecipa, non si conoscono i problemi né si crede nella possibilità di risolverli.
E’ necessario fare capire alle persone che devono fare sentire la loro voce, agire con autonomia e consapevolezza per ottenere i loro diritti ed uscire dalla mentalità di chiederli come favori.
La pratica partecipativa, ovviamente, evita il clientelismo, la mafia e l’illegalità, perché tutte le decisioni e le scelte sono pubbliche e trasparenti.
Certo la partecipazione comporta anche sacrifici, impegnare un tempo della propria vita, ma ne vale la pena.
I nostri veri nemici siamo noi stessi che non partecipiamo.
In occasione delle recenti consultazioni ho notato questa voglia di partecipazione da parte di moltissime persone che mi sono state vicine.
In virtù di quanto sopra ritengo opportuna l'applicazione dell'art.9 dello Statuto del Partito Democratico siciliano che recita come segue: gli elettori e le elettrici del Partito Democratico siciliano hanno il diritto di partecipare alla scelta dell'indirizzo politico del partito regionale mediante l'elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee, al livello nazionale e regionale, nonché ai livelli territoriali inferiori.
Come noto a breve (spero) sarà convocata l'assemblea comunale del Partito Democratico di Marsala al fine di procedere alla nomina del segretario e quindi per scegliere l'indirizzo politico del partito; lo scrivente ritiene indispensabile che si proceda alla scelta del segretario mediante l'istituto delle PRIMARIE, in forza dell'art.26 dello Statuto che recita come segue: il Partito Democratico siciliano assume le primarie come elemento costitutivo della propria rappresentanza e della propria proposta politica, affinchè le stesse traggano legittimazione dal rapporto diretto con gli elettori.
Indispensabile altresì che si attivino sin da subito i forum tematici (art.36 Statuto) che costituiscono uno strumento di democrazia partecipativa che integra le normali forme di democrazia rappresentativa, nei confronti delle quali deve attivarsi un rapporto sinergico di valutazione e scambio e sono aperti alla partecipazione di tutti i cittadini e le cittadine.

Commenti
Cerca
Vuoi commentare questo articolo? Registrati, oppure fai il Login!
 
Le nostre interviste
cittadini/0802licaricomitato.mp3
cultura/0502sgalambro.mp3
mafia/0502forgione.mp3
polizia/commissariato_marsala.mp3
Lo sciagurato Egidio
(pillole di verità. Supposte)


Alfano: "Il Premier vorrebbe andare sempre in tribunale".

La domenica

 

armony_first_right
 
ban_logoscom_right

 
 

Login Form