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"Sull'eolo-mafia - ha auspicato Musumeci - è necessaria la massima mobilitazione e, presto, va organizzata una grande iniziativa assieme a quanti, come Vittorio Sgarbi, hanno denunciato queste azioni criminali che danneggiano il paesaggio e la nostra economia".
15.20 - Alla notizia degli arresti effettuati questa mattina nell’ambito di un’operazione dedicata agli appalti illegali e alle infiltrazioni mafiose nella realizzazione di parchi eolici sull’isola, il presidente di Legambiente Sicilia , Mimmo Fontana, ha commentato che non stupisce l’interesse della criminalità organizzata in un settore importante per l’economia del futuro, ma che «a rendere il gioco più facile in Sicilia è il contesto particolarmente privo di regole, legato in massima parte alla discrezionalità degli amministratori».
Il problema della mancanza di regole, o meglio della modalità utilizzata in Sicilia per rendere inapplicabili le regole anche quando queste esistono su scala nazionale, ci è stato segnalato anche da un esperto del settore come Enzo Raspolli, che proprio stamani ha denunciato a grennreport un paradosso tutto siciliano.
«Nella Legge finanziaria 2008 è contenuta la facoltà, per gli impianti eolici fino a 60 kW, di essere autorizzati direttamente dai Comuni. Si tratta del mini-eolico il cui sviluppo non solo non incide nell’ambiente, ma promuove, finalmente, una industria italiana del settore». Tanto che, dice Raspolli, «sembrava un diritto acquisito» salvo poi svelarci che questo non è vero proprio in Sicilia, che in una legge in via di approvazione da parte della Giunta Regionale inserisce questa norma: «Sono soggetti esclusivamente ai provvedimenti abilitativi comunali di natura urbanistica e/o edilizia gli interventi eolici (così detti mini eolici), con altezza al mozzo del rotore fino a 15 metri, di potenza fino a 60 kWp».
Raspolli fa notare che se a prima vista «sembra una conferma della legge nazionale», in realtà «è esattamente il suo ribaltamento».
Spiega infatti Raspolli che «gli aerogeneratori da 60 kWp non possono essere alti solo 15 metri, perché hanno un rotore tra 13 e 16 metri di diametro e quindi, per sicurezza e per evitare le turbolenze del vento a terra, debbono avere una altezza al mozzo di 30 metri».
Un fatto noto «sia nel settore, ma anche tra i tecnici e i politici nella Regione Sicilia».
Quindi secondo l’esperto di energie rinnovabili «per rendere illegittimo un diritto garantito da una legge nazionale non lo si contesta, ma lo si “applica” in modo che sia reso impossibile da attuarsi».
Un atteggiamento che Raspolli giudica come connotato da «un cinismo impressionante, una illegalità, ancora una volta, servita in punta di diritto» tanto da avvertire l’ industria italiana del settore di farsene una ragione, perché «in Italia non è aria».
15,00 - Emergono nuovi particolari sull'operazione che questa mattina ha portato all'arresto di otto persone, fra cui un imprenditore di Trento. L'operazione si basa sui risultati delle indagini condotte da polizia e carabinieri di Trapani su una serie di progetti per la realizzazione di vari impianti eolici.
L'indagine, denominata "Eolo", analizza le dinamiche politiche ed imprenditoriali che, in particolare, hanno spinto l'Amministrazione comunale di Mazara del Vallo (ma anche altre Amministrazioni locali) ad optare per un programma di progressiva espansione dell'energia eolica.
Alla base dell'inchiesta c'è un'imponente attività d'intercettazione. Il risultato più rilevante consiste nell'aver appurato che l'attività illegale di imprenditori e politici avrebbe avuto un imprimatur mafioso.
I boss avrebbero controllato gli affari sull'energia alternativa, anche mediante l'affidamento dei lavori necessari per la realizzazione degli impianti eolici (scavi, movimento terra, fornitura di cemento e di inerti) per un affare di centinaia di milioni di euro ai quali si aggiungono, per la stessa entità, gli ingenti finanziamenti regionali di cui le imprese hanno beneficiato.
Fra le persone arrestate c'è un consigliere comunale di Mazara del Vallo, Vito Martino, 41 anni, di Forza Italia, che è stato anche assessore comunale. Gli altri provvedimenti cautelari riguardano Giovan Battista Agate, 66 anni, pregiudicato di Mazara del Vallo, fratello del boss Mariano Agate; Melchiorre Saladino, 60 anni, imprenditore di Salemi, ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, attraverso il quale il capomafia controllava gli affari sull'emergia eolica; Giuseppe Sucameli, mazarese di 60 anni, già architetto del Comune di Mazara del Vallo, attualmente detenuto per associazione mafiosa.
Il gip ha concesso gli arresti domiciliari a Baldassare Campana, mazarese di 60 anni, responsabile dello sportello unico attività produttive del Comune di Mazara del Vallo; Antonino Cottone, mazarese di 73, imprenditore e gestore della "Calcestruzzi Mazara"; Antonio Aquara, di 50, imprenditore di Ottati (Salerno).
Per l'operazione "Eolo", sono stati impegnati oltre cento tra poliziotti e carabinieri, per arresti eseguiti in provincia di Trapani (Mazara del Vallo, Marsala, Trapani e Castelvetrano), a Sala Consilina (Salerno) ed a Trento.
L'imprenditore di Trento, Luigi Franzinelli, è stato arrestato dalla polizia per corruzione aggravata dall'avere favorito la mafia. L'indagato è socio della Sud Wind srl che ha presentato nel trapanese progetti per la realizzazione di parchi eolici e per questi impianti secondo l'accusa avrebbe versato somme di denaro e "regalato" automobili a politici e impiegati comunali.
Franzinelli ricopre cariche in diverse società: è presidente della commissione amministrativa dell'azienda municipalizzata dei servizi energetici del comune Di Riva Del Garda, che si occupa della produzione, trasporto, distribuzione e commercio di energia elettrica; presidente del "Consorzio Bardonetto", per la produzione di energia elettrica; amministratore unico della "energetica monti alburni picentini", per la produzione di energia elettrica. È inoltre amministratore unico della "Eolo Lazio srl", "Eolo Murge srl", della "Esseolica srl", della "Gioia Tower Corporation Srl", per la produzione, trasporto, distribuzione e commercio di energia elettrica. Amministratore delegato della "Sardeolica srl".
13,30 - Il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, appena la scorsa settimana aveva paventato, in un incontro avuto con il procuratore di Marsala, Alberto Di Pisa, l'esistenza di interessi di Cosa nostra nella gestione dell'eolico. "Se la mafia c'è ancora, cosa di cui dubito, esiste di sicuro nel campo degli impianti per lo sfruttamento dell'energia eolica", disse dopo l'incontro in Procura.
Sgarbi, in più occasioni, si è detto contrario all'eolico anche per l'impatto ambientale provocato dagli impianti ed alcuni mesi fa tenne una conferenza stampa, assieme al sindaco di Gela, Rosario Crocetta, in cui ipotizzava interessi criminali attorno alla costruzione di impianti eolici in Sicilia. In merito all’operazione di Polizia che in provincia di Trapani stamane ha portato all’arresto di politici, imprenditori e burocrati accusati di diversi reati nella realizzazione di impianti eolici - peraltro con il sostegno della mafia - il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, che già nel 2008 assieme al collega di Gela Rosario Crocetta aveva denunciato l’interesse della mafia sulla cosiddetta «energia pulita», commenta quanto segue:
«Sono felice, da dilettante dell’antimafia, di avere indicato l’obiettivo che era davanti agli occhi di tutti, e mi chiedo perchè i professionisti dell’antimafia abbiano preferito tacere quando l’evidenza dello stupro e dello sfregio alla Sicilia sostituiva al simbolo della coppola - a loro tanto caro - quello delle pale eoliche. Le quali non soltanto rappresentano letteralmente il più evidente punto di congiunzione fra potere politico, potere economico e potere criminale, ma oltre agli interessi mafiosi rappresentano una truffa oggettiva per l’assoluta inadeguatezza, insufficienza ed inefficienza, producendo energia in misura assolutamente inferiore a quella promessa.
E’ evidente che il vero mafioso non è quello che stai cercando e che conosci, ma quello che non conosci ancora e che ha potuto godere di una copertura, anche attraverso la straordinaria campagna pubblicitaria a favore dell’eolico, illudendo e mistificando rispetto alla produzione di energia pulita che è stata la copertura di questa operazione.
Per questo la totale assenza dei professionisti dell’antimafia va registrata come un atteggiamento di incomprensibile indifferenza.
Per quello che mi riguarda ho ottenuto che la truffa venga misurata attraverso l’ispezione da me richiesta all’assessorato regionale al Territorio per evidenziare che in tutto il sistema e in tutta la Sicilia nelle pale eoliche c’è una azione truffaldina.
L’operazione è appena iniziata e non si potrà parlare di lotta alla mafia fino a che non si sarà estirpata - come vuole anche il sindaco di Gela Rosario Crocetta - ogni pala eolica che stupra e violenta il paesaggio della Sicilia. Sarebbe come se ci si preoccupasse di recuperare 2000 euro di una richiesta di pizzo da parte di un mafioso riconosciuto, mentre uno sconosciuto stupra una bambina davanti a tutti e nessuno lo ferma perché non è riconosciuto come mafioso»
12,00 Le forti incentivazioni economiche insieme alla mancanza di corrette procedure di individuazione dei territori e di assegnazione dei finanziamenti rappresentano un terreno fertile per la criminalita' che trova nell'eolico una nuova opportunita' di business nelle campagne. E' quanto afferma la Coldiretti in riferimento all'inchiesta sul coinvolgimento della mafia nella realizzazione dei parchi eolici in Sicilia.
Nel 2008 l'Italia e' stata capofila in Europa per l'eolico con l'installazione di 1.010 megawatt eolici che ha permesso di raggiungere una capacita' totale di 3.736 megawatt.
La forte crescita dell'eolico in Italia - sottolinea la Coldiretti - e' stata certamente favorita da una forte incentivazione finanziaria con contributi pubblici che sono stati erogati in modo squilibrato rispetto alle altre forme di energia rinnovabili come ad esempio le biomasse che presentano in Italia enormi potenzialita'.
L'abbondante flusso di denaro, oltre ad alimentare l'interesse della criminalita', ha favorito in molte aree la realizzazione di insediamenti di torri eoliche che deturpano spesso il paesaggio e costituiscono un ostacolo allo sviluppo di una economia di qualita' che - conclude la Coldiretti - si fonda sulla valorizzazione dell'ambiente, del paesaggio e dell'agricoltura tradizionale.
Le mani della mafia sull'eolico. Un patto tra fedelissimi del superlatitante Matteo Messina Denaro, politici, burocrati e imprenditori siciliani, campani e trentini per speculare sull'affare dell'energia pulita in Sicilia. Otto le ordinanze di custodia cautelare eseguite all'alba da agenti della Squadra mobile e carabinieri del Reparto operativo provinciale di Trapani, al termine di complesse indagini sulle dinamiche politiche e imprenditoriali riguardanti la realizzazione di parchi eolici in Sicilia.
I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei Pm della Procura antimafia Ambrogio Cartosio e Piero Padova, nei confronti di politici, imprenditori e funzionari del Comune di Mazara del Vallo, oltre ad alcuni pregiudicati mafiosi, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, corruzione e violazione della legge elettorale. Nell'operazione, denominata "Eolo", sono stati impegnati oltre cento tra poliziotti e carabinieri, per arresti eseguiti in provincia di Trapani (Mazara del Vallo, Marsala, Trapani e Castelvetrano), nonche' a Sala Consilina (Salerno) e a Trento. Gli ordini di carcerazione riguardano: Giovan Battista Agate, di 66 anni, pluripregiudicato mafioso di Mazara del Vallo, fratello del piu' noto Mariano Agate; Luigi Franzinelli, 64 anni, imprenditore di Trento; Vito Martino, imprenditore mazarese di 41 anni, gia' assessore e consigliere comunale di Forza Italia; Melchiorre Saladino, 60 anni, imprenditore di Salemi (Trapani), ritenuto contiguo a Matteo Messina Denaro; Giuseppe Sucameli, mazarese di 60 anni, gia' architetto del Comune di Mazara del Vallo, attualmente detenuto per associazione mafiosa. Altri tre sono stati posti agli arresti domiciliari: Baldassare Campana, mazarese di 60 anni, responsabile dello Sportello unico attivita' produttive del Comune di Mazara del Vallo; Antonino Cottone, mazarese di 73 anni, imprenditore e gestore della "Calcestruzzi Mazara"; Antonio Aquara, 50 anni, imprenditore di Ottati (Salerno).INTERCETTAZIONI -Nell'operazione, denominata «Eolo», sono stati impegnati oltre cento tra poliziotti e carabinieri, per arresti eseguiti in provincia di Trapani (Mazara del Vallo, Marsala, Trapani e Castelvetrano), nonchè a Sala Consilina (Salerno) e a Trento. Gli arrestati, a vario titolo, avrebbero consentito alla famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, il controllo di attività economiche, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici nel settore della produzione di energia elettrica mediante impianti eolici, anche attraverso lo scambio politico-mafioso di voti. Inoltre, con la complicità di ignoti pubblici ufficiali in servizio al Comune di Mazara del Vallo, avrebbero rivelato notizie sottoposte a segreto d'ufficio, riguardanti uno schema di convenzione per la realizzazione di un parco eolico a cura della società «Enerpro». Il documento, spostato temporaneamente dalla cassaforte che lo custodiva, sarebbe stato reso noto agli amministratori della società concorrente «Sud Wind S.r.l.», affinchè quest'ultima potesse presentare una convenzione analoga, ma a condizioni più vantaggiose. Non solo. Tramite l'imprenditore di Salemi, Melchiorre Saladino, e con il concorso di altri pubblici ufficiali non ancora identificati, Vito Martino (prima da assessore, poi da consigliere comunale di Mazara del Vallo) e Baldassare Campana (nell'esercizio delle funzioni di responsabile dello Sportello unico attività produttive del Comune di Mazara del Vallo), avrebbero «costantemente e ripetutamente favorito la società Sud Wind S.r.l. nella stipula di una convenzione con il Comune di Mazara del Vallo - affermano gli investigatori - per la realizzazione di una centrale eolica per la produzione di energia elettrica, stabilendo una transazione corruttiva con Antonino Aquara e Luigi Franzinelli, rispettivamente amministratore unico e socio della Sud Wind S.r.l, ricevendo cospicue somme di denaro e autovetture di lusso». Alcuni degli arrestati devono anche rispondere del reato di voto di scambio, perché in concorso con Josef Gostner, socio e procuratore speciale della società «Fri-El Green Power S.p.a.» di Bolzano, avrebbero pattuito di corrispondere un contributo di 30 mila euro a Vito Martino, candidato nella lista di Forza Italia alle elezioni regionali siciliane del 2006 (risultato poi secondo dei non eletti), senza alcuna deliberazione da parte dell'organo societario e senza l'iscrizione nel bilancio della società.

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