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22 maggio 2012 | 04:56 - 25078 visitatori

Mercoledì 16 Novembre 2011 12:16

Scrivono in tanti, sulle case abusive abbattute, quelle che restano, la legge "salva - coste"

E se il decreto "Salva Coste" viene approvato, come si dovrebbero comportare le famiglie che hanno viste abbattute le loro case?

Risponda caro direttore dei miei stivali.

Mario

E se dovesse passare il disegno di legge per la sanatoria delle case abusive sulle coste siciliane, a coloro – pochissimi in verità – che hanno visto abbattuto il loro immobile, chi glielo ridà indietro? Che pasticcio.

Antonio

Gentili corrispondenti,

Questa vicenda delle case costruite illegalmente sulla costa siciliana a Leonardo Sciascia sarebbe piaciuta: c’è tutta la Sicilia dentro, il suo senso di illegalità diffusa, la furbizia elevata a sistema. E le contraddizioni di un sistema che salva comunque i più disonesti, quelli che nell’abuso hanno il coraggio di arrivare fino in fondo, reiterando nel dichiarare il falso, resistendo alle ruspe. Così, tutti appaiono vittime, perchè c'è sempre qualcuno che si è approfittato di loro, o che ha commesso una furbata in più.
Ci penso spesso, a questa storia. Se fossi davvero bravo la scriverei. Le case abusive e le ruspe come metafora. Ma bravo non sono. Bravino, piuttosto, lo sono nel fare la raccolta differenziata. Oggi è mercoledì. So che devo mettere fuori la plastica, stasera, dopo le 21. E quando affaccerò dal portone di casa sarà, come, al solito una grande delusione. Nel mio palazzo – e non è un vanto – la mia famiglia sembra l’unica a farla, questa benedetta raccolta differenziata. I bidoni bianchi, marroni, verdi sono pieni di rifiuti in maniera indistinta. E’ un problema serio. Sia perché è inutile pagare le tasse così alte per poi non rispettare le regole, sia perché l’ingresso del mio condominio ogni tanto fa decisamente schifo.
Mi verrebbe da attaccare un cartello, un invito gentile ad uno sforzo collettivo: facciamola meglio, sta benedetta raccolta. Si può. Poi però lascio perdere. So che non servirebbe.
Ne potrei parlare alla riunione di condominio, con serenità. Parlare della raccolta differenziata, dico. Mi prenderebbero per stravagante. Perché il problema scottante in questo momento nel mio palazzo non è l’immondizia, è chi posteggia dove.
Perché effettivamente un cartello l’ho trovato, qualche giorno fa. Attaccato alla mia bicicletta. Che lascio nel garage del condominio di solito appoggiata ad un angolo. Qualche giorno fa in quell’angolo è spuntata una scritta di vernice rosso: box 36, mi pare. E il cartello minaccioso - con tanto di intestazione condominiale - recitava: lasciare lo spazio ai legittimi proprietari. Un altro, identico, era attaccato al muro. Un altro cartello ad un altro scooter.
Ma c’era bisogno di stampare tutti questi cartelli? Bastava spostarla, la bicicletta.
Tutte queste cose mi verrebbe da dirle, nelle belle riunioni di condominio che facciamo: siamo sempre pronti a lamentarci per difendere il nostro polveroso box, ma non uno che parli sull'immondizia che buttiamo.  Non ci riesco. So già che non mi ascolterebbero.
Avverto un disagio crescente. Un problema di comunicazione grosso così. Viaggiamo su binari diversi, ognuno ha la sua agenda. E il più polveroso ed inutile dei nostri privilegi avrà sempre maggiore tutela nella nostra considerazione anche del più unanime degli interessi collettivi.
E quindi per chi ha costruito abusivamente anche i ruderi della sua costruzione saranno più importanti del ripristino della legalità. E il problema oggi per alcuni sembra essere non quello delle case abusive, ma dei poveretti che hanno visto abbattere la casa mentre avanza all’Ars la sanatoria stupra – coste. A me non interessa. Nella mia agenda non c'è il "si salvi chi può".
A me interessa il senso di legalità, che va applicato, qui, ora, indipendentemente da quello che succederà poi, dalle sanatorie, dalle legalizzazione degli abusi. Come la raccolta differenziata. La carta va con la carta. Anche se il vicino dentro il bidone bianco ci ha messo un frigo bar (giuro! È capitato…).
E non lo vivo affatto come un problema di militanza politica o di fanatismo ambientalista. Ma quando mai. E' che mi piace sentirmi parte di una comunità dove esistono delle regole che io cerco di rispettare senza tener conto del fatto che altri lo facciano o meno. E’ una questione, non so, di senso di appartenenza. So che a prevalere, in terra di Sicilia, saranno sempre i furbi, mai gli onesti. Ma io ci provo a fare a credere al senso della legge come a fare la raccolta differenziata. Mi rammarico solo per il fatto che non ci capiamo. Ognuno con il suo cortiletto da difendere, il gruzzoletto da fare aumentare. Non ci capiamo, non ci capiamo proprio.

Grazie dell'attenzione, e continuate a seguirci.

Giacomo Di Girolamo
 

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